Ricominciamo da Lucca.

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Ricominciamo da Lucca
In tredici mesi di lavoro abbiamo portato anche qui a Lucca e provincia, il calore di un simbolo a noi tutti caro, io ci sono, i circoli di Fratelli d’italia -AN sono attivi, chi ha le palle sta con noi.
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Marco Santi Guerrieri
Costituente  Prov.Fratelli d’Italia Lucca

Mastrapasqua , debiti Endap verso Inps ,

mastopasqua

Dal 2004, gestione Mastrapasqua, l’ospedale Israelitico ha accumulato ininterrottamente debiti nei confronti dell’ex Inpdap (oggi Inps) ad un ritmo di 2/3 mln all’anno
Protagonisti: il direttore generale dell’ospedale israelitico (Mastrapasqua), il Presidente dell’Inps (Mastrapasqua), il vice presidente di Equitalia (Mastrapasqua).
Il fatto: l’Ospedale Israelitico di Roma ha firmato una convenzione con la Regione Lazio per avere il rimborso delle prestazioni. La Regione ritarda a pagare perché non tutte le prestazioni sembrano dovute, poi quella convenzione è troppo di manica larga e viene bloccata. Antonio Mastrapasqua, nel 2012, convince la Polverini che non c’è niente di taroccato nell’ospedale che lui dirige. Qualche settimana fa il nuovo governatore della regione Zingaretti ha di nuovo sospeso la convenzione. Le indagini dei carabinieri hanno avuto il loro corso: sembra proprio che l’ospedale chiedesse alla Regione rimborsi non dovuti; ci sono stati arresti, sono partite le indagini della magistratura e la pronta collaborazione di Mastrapasqua: «Non ne sapevo niente». Il capo ha tanti incarichi, non può seguire tutto per filo e per segno, e odiosamente scarica sui sottoposti. Ma che interesse può avere un medico, o un amministrativo, che lavora per un ente senza fini di lucro, nel taroccare una richiesta di rimborso? È troppo facile pensare che lo fa perché qualcuno glielo chiede. Se non il direttore generale, chi?
Mentre l’indagine farà il suo corso, spostiamo l’interesse sull’Inps. L’Ospedale Israelitico dal 1993 non versa i contributi dovuti, e chiede alla Asl di provvedere a regolare i conti con gli enti previdenziali in cambio della cessione di una parte del credito. In sostanza ricorre a una legge del 1985 che consente agli enti morali di compensare i crediti per le prestazioni sanitarie con i debiti nei confronti della pubblica amministrazione. Ma chi ha certificato quei crediti come «certi ed esigibili», visto che gli accertamenti hanno dimostrato il contrario? La Regione ha quindi ritardato i pagamenti, e l’ente previdenziale ha accumulato credito, senza muovere un dito. Non è certo un problema dell’Inps se l’ospedale chiedeva rimborsi non dovuti! Il problema sta nel fatto che Mastrapasqua sia da un lato direttore generale dell’ospedale che deve pagare i contributi, e dall’altra presidente dell’ente che li deve incassare.
La cifra di cui stiamo parlando non è da poco: dai documenti Inps in nostro possesso il debito per contributi previdenziali non pagati dall’Ospedale Israelitico ammontano a 42.548.753 euro, di cui 10.771.383 per interessi sanzionatori, 2.845.695 per interessi di mora. Dal 2004, gestione Mastrapasqua, l’ospedale ha accumulato ininterrottamente debiti nei confronti dell’ex Inpdap (oggi Inps) a un ritmo di 2-3 milioni all’anno. Ma com’è possibile che siano trascorsi tutti questi anni senza che siano state avviate le procedure di riscossione coattiva nei confronti dell’ospedale, ovvero della Regione Lazio, se doveva essere quest’ultima a onorare i debiti dell’ospedale religioso? Ricordiamo che esiste una normativa (Legge n. 388/2000) che impone agli enti previdenziali adempimenti molto stringenti pena la loro prescrizione. In sostanza, l’Inps, come l’ex Inpdap, è tenuto a segnalare all’impresa inadempiente «i contributi dovuti e non pagati alla scadenza… (nei limiti della prescrizione di norma 5 anni, ndr ) accertati d’ufficio o tramite l’attività di vigilanza» (dal sito dell’Inps). Dopodiché, entro la fine dell’anno successivo a quello contestato deve provvedere al loro recupero con l’emissione delle famigerate «cartelle esattoriali» gestite da Equitalia di cui il dottor Mastrapasqua è vicepresidente.
Sono state emesse cartelle a carico dell’Ospedale o della Regione Lazio? Dai documenti Inps in nostro possesso, sembrerebbe di no, perché l’Inps, subentrato all’Inpdap dal 2012, chiede di quantificare gli «interessi che la Asl avrebbe dovuto corrispondere per i debiti dell’ospedale, che la stessa Asl Rm aveva riconosciuto a seguito di cessione» solo in data 23 ottobre 2013.
Domanda: il debito nasce nel 1993, si appesantisce dal 2004, e a fine 2013 né l’Inps, né l’ex Inpdap, sanno a quanto ammonta il debito complessivo perché devono ancora quantificare sanzioni e interessi? Evidentemente sì, perché da quel che emerge dalle carte la direzione centrale entrate Inps fornisce i criteri di calcolo il 26 novembre 2013. Naturalmente l’Inps si sta interrogando sul da farsi ritenendo che siano necessarie «ulteriori verifiche ed approfondimenti». Nel più classico degli «scaricabarile» del dipendente pubblico il calcolo, da cui finalmente emerge che tutto il debito maturato è pari a quasi tutti i ricavi di un anno dell’Ospedale Israelitico, viene inviato alla «direzione regionale per le valutazioni di competenza». Quindi, oggi, la Regione Lazio e non l’Ospedale Israelitico, dovrebbe pagare gli interessi per il ritardato pagamento di quei contributi previdenziali ceduti. Ma dice che non pagherà perché quelle fatture erano gonfiate o non dovute. Insomma l’efficientissimo presidente dell’Inps ha sicuramente provato a fare gli interessi dell’Ospedale Israelitico, ma non quelli della Pubblica amministrazione che si chiami Regione Lazio, Inpdap o Inps, visto che parte di quei contributi probabilmente non potranno più essere richiesti da Equitalia perché prescritti.

Fonte  “il corriere della sera”  qui

Bankitalia: dl è atto di alto tradimento nei confronti del popolo italiano. Non saremo complici di un’autentica truffa di Stato

 oro29 gennaio 2014 alle ore 19.09

«Oggi siamo di fronte a qualcosa di molto più grave del solito regalo fatto dal governo agli amici delle banche o all’ennesima legge marchetta: siamo di fronte ad un atto di alto tradimento nei confronti del popolo italiano, ad un’autentica truffa di Stato. Il tentativo che si sta portando avanti è quello di regalare alle lobby finanziarie la nostra stessa sovranità monetaria e nazionale, per rendere impossibile ogni ipotesi di uscita dall’euro e trasformarci da cittadini consapevoli dell’Europa a schiavi d’Europa. In questo modo non staremo all’interno dell’euro perché ci conviene: ci staremo perché non ne avremo scelta.
Non si può essere complici di questa infamia. Penso ci sia un momento nel quale gli ordini di partito, il confronto tra maggioranza e opposizione, la realpolitik debbano venire meno perché noi siamo rappresentanti del popolo italiano e stiamo facendo gli interessi del popolo italiano. Mi appello a chi viene dalla storia della sinistra perché voleva difendere gli interessi del popolo italiano dalla voracità delle grandi concentrazioni economiche. Mi appello a chi viene dalla storia della destra che ha sempre messo l’interesse nazionale di fronte all’interesse di parte e mi appello a chi dice di essere la nuova politica: non vi rendete complici di questo scempio, di quella che sarà ricordata come la legge del grande tradimento. Non rendetevi complici votando questo provvedimento perché questo sarebbe ricordato come il Parlamento di infami e di traditori. Fratelli d’Italia non si renderà complice di questa vergogna, non solo votando contro ma raccontando agli italiani che cosa avete fatto, perché devono sapere come vi siete venduti e come li avete venduti».
Lo ha detto nel corso della dichiarazione di voto sul dl Imu-Bankitalia il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
Link Originale qui

PRIMARIE FRATELLI D’ITALIA 22-23 FEBBRAIO – PROPOSTI I NUOVI LOGHI CHE VERRANNO VOTATI

Pubblicato il 28 gennaio 2014 da Marco Santi Guerrieri

Sono stati scelti i simboli che saranno votati dal popolo di Destra il prossimo 22-23 febbraio 2014 . Sono stati svelati  a Cagliari nel corso di una conferenza stampa. Non è stato facile trovare informazioni in merito. Tra le oltre 100 varianti che la pagina Facebook,  aveva ricevuto e posto in votazione  ne sono state scelti 8.
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Alcuni di questi sono molto simili tra di loro ed emerge quindi l’intenzione dell’attuale gruppo dirigente, oltre che della base che si è espressa sulla Rete. Importante è la presenza in tutti questi della storica fiamma tricolore, delle sette proposte in campo, infatti, non ce n’è una che sia priva di una raffigurazione della fiamma.

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La soluzione più classica è quella che riprende il vecchio simbolo aennino. In alto, al posto di Alleanza Nazionale, è stato messo il nome “Fratelli d’Italia”. Un’altra soluzione proposta è quella di mettere il famoso nodo, simbolo del partito della Meloni e di Crosetto, e collocare al centro la fiamma. Gli altri sono tutti molto simili ai primi due.

AN3Si differenziano solamente due loghi. Uno che sembra una variante  del logo 3D visto prima, che scrive il nome riducendo al minimo le maiuscole, inserisce la dicitura “Alleanza nazionale” su una fascia grigia al di sotto del semicerchio blu. La modifica più rilevante, però, riguarda la fiamma, sempre piazzata nella parte inferiore bianca: non viene proposta infatti nella versione tradizionale, ma in una che ricorda quella del Progetto Nazionale di Puschiavo.

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L’ultima versione, invece, è quella più “innovativa”: il fondo, infatti, è tutto blu, sempre con un sentore tridimensionale, a giudicare dalle sfumature che danno l’idea di un fondo curvo e lucido. La scritta “Alleanza nazionale” è traforata su una striscia bianca, posizionata a metà del cerchio: in alto resta il nome in carattere bastone, bianco ombreggiato, mentre al di sotto c’è una fiamma tricolore di forma del tutto diversa, con tre “onde” a dare l’impressione delle vampe. Indubbiamente appare la soluzione più ardita ma difficilmente verrà scelta. Sicuramente dal prossimo febbraio la fiamma tornerà.

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Sondaggi demoscopici – Fratelli d’italia – Alleanza Nazionale , + 1,2% rispetto alle politiche 2013


Come si evince dal sondaggio , Fratelli d’italia ancor prima di integrare il simbolo di Alleanza nazionale  nel proprio assetto politico, ha dimostrato  non solo di non aver avuto mai il minimo segno di cedimento in termine di percentuale sul territorio, ma anzi, rispetto alle elezioni politiche , fatta una media nazionale, risulta una crescita certa del 1,6% .
Il resto del centro destra,  frazionato fra ” la destra di Storace ” e gli altri partiti minori  invece perde terreno di ben 0,8% nell’arco di un mese solare. Interessante sarebbe  individuare in che direzione si sono spostati  le percentuali  perse.
Le continue esitazioni di talune compagini politiche  di centro destra e l’inevitabile continuo frazionamento della stessa, ci  stanno portando ad una situazione di stallo difficilmente risolvibile a breve.
La non volonta’ di far rotta verso un unica forza politica di centro destra   , la cui strada sarebbe facilmente intuibile  guardando in direzione  ” Alleanza Nazionale” , rischia di portare  con la  imminente riforma elettorale ad un ecatombe  elettorale.
Non lamentiamoci poi , perche’ leccarsi le ferite non sara’ piu’ possibile.

Fratelli d’italia – Alleanza Nazionale per esplicito volere dei nostri maggiori vertici nazionali  piu’ volte ha  aperto le porte a tutte le forze politiche alla ricerca di una rapida intesa soprattutto in vista delle imminenti elezioni amministrative ed europee di maggio 2014  .

Marco Santi Guerrieri
Cost.provinciale Fratelli d’italia Lucca
www.facebook.com/marco.santi.guerrieri

Marò, Fratelli d’Italia: Abbiamo interrotto il concerto per l’India

liberate i maro'Fai click sulla foto per il video

Dopo la festa di gala organizzata dal console indiano venerdì sera, oggi l’Auditorium di Milano ha ospitato pure un concerto per l’India: una vergogna. Siamo entrati anche noi nel teatro e all’inizio del concerto abbiamo srotolato dalla balconata lo striscione “Liberate i marò” e gridato lo slogan “Marò liberi”. “Così Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, spiega il blitz all’Auditorium di Milano, dove si teneva un concerto in onore dell’India. Intanto all’esterno dell’Auditorium un gruppo di militanti FdI, guidati dal capogruppo in Regione Riccardo De Corato e dalla portavoce regionale Paola Frassinetti, hanno distribuito volantini ai passanti e volantini bilingue agli spettatori del concerto.

Non abbiamo – spiega FdI – sentimenti ostili nei confronti dei cittadini indiani ma riteniamo queste celebrazioni fuori luogo. Non si può far finta che l’orologio si sia fermato a due anni fa e che in questi ventiquattro mesi le autorità indiane non abbiano violato le più elementari norme del diritto internazionale. E’ inaccettabile e ancora più inaccettabile e’ che si festeggi mentre ancora non è stata esclusa la pena di morte per i nostri due soldati”.

“Quello di oggi era il secondo appuntamento per festeggiare l’India in pochi giorni: non è accettabile mentre i nostri marò rischiano la pena di morte. Dal Comune ci saremmo aspettati una presa di posizione decisa a favore dei nostri militari, contando che tutto il Pd si è sempre schierato contro la pena di morte. Quando però sono due militari italiani a rischiarla, allora tutto tace. Pretendiamo pieno rispetto della convenzione Onu sul diritto del mareche dice che Girone e Latorre devono essere processati in patria”, dichiara De Corato.

Dopo l’incursione di oggi e quella di venerdì sera – concludono Carlo Fidanza e il capogruppo FdI in Comune Marco Osnato – le autorità indiane non potranno più far finta di non vedere, non potranno voltarsi dall’altra parte pensando che non ci sia nessuno pronto a battersi per i nostri militari. Offrire quattro tartine e una strimpellata a un sottobosco di presunti imprenditori bramosi di fare piccoli business non cancella l’indignazione della maggioranza degli italiani per questa vicenda vergognosa. Noi daremo voce a questa indignazione”.
Milano, 26 gennaio 2014
Visto su , Fratelli d’italia 
Pubblicato da Marco Santi guerrieri 

NOAM CHOMSKY: IN ITALIA LA DEMOCRAZIA E’ SCOMPARSA CON MONTI…

monti bildenbergDa un bellissimo articolo pubblicato sul Secolo d’italia.

La democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori».            A formulare questa tesi è Noam Chomsky, il maggior linguista vivente, attualmente in Italia per il “Festival delle Scienze” all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Chomsky, secondo un sondaggio della rivista Usa Foregin Policy l’intellettuale più influente del pianeta, questa sera e domani sarà protagonista di due eventi di punta della manifestazione già tutti esauriti, tanto che per l’incontro di domani dedicato a “Il linguaggio come organo della mente” è previsto uno schermo nel foyer dell’Auditorium. In generale, ha sostenuto Chomsky, «le democrazie europee sono al collasso totale, indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere, perché sono decise da burocrati e dirigenti non eletti che stanno seduti a Bruxelles.
Questa rotta – ha sottolineato Chomsky – è la distruzione delle democrazie in Europa e le conseguenze sono dittature». Il linguista ha parlato anche di neoliberismo come di «un grande attacco alle popolazioni mondiali, il più grande attacco mai avvenuto da quarant’anni a questa parte» e di new media, sottolineandone uno degli aspetti negativi che è «la tendenza a sospingere gli utenti verso una visione del mondo più ristretta perché quasi automaticamente le persone sono attratte verso quei nuovi media che fanno eco alle loro stesse vedute».

Tratto da “Il Secolo d’Italia”.
Pubblicato da: Marco Santi Guerrieri 

Tambellini la fa fuori dal vaso: “La polemica sui nomadi come ai tempi del nazismo”

sabato, 25 gennaio 2014, 13:38

di gabriele tolari

Tambellini paragona il clima di odio del nazismo alla situazione moderna, soffermandosi parecchio sulla questione del campo nomadi di Lucca. “Facciamo una riflessione sul presente – ha detto in apertura del consiglio congiunto tra comune e provincia sui giorni della memoria e del ricordo – e sulle emergenze che lo costellano. In questo contesto si può essere portati a riproporre un ‘noi’ contro ‘loro'”.

“Non posso esimermi dal ricordare il violento dibattito circa i termini di progettualità rispetto ai nomadi. Mi viene da paragonare passato e presente. Tutto ciò che è avvenuto col nazismo – si è domandato il sindaco – si traduce nel modo in cui oggi ci si pone su certe questioni? Parliamo di immigrati, nomadi, rom, ma sono anche padri, madri, figli, anziani. Individui con sentimenti”.

“Dico no a strane derive, i principi fondanti della civiltà non possono essere derogati. Se la maggioranza della società – si è chiesto il sindaco, recentemente offeso e, pare, minacciato da ignoti proprio per la questione degli alloggi ai nomadi – vuole la pena di morte, dobbiamo forse attuarla? Chi amministra deve ascoltare questi sentimenti oscuri? No, bensì ha l’obbligo etico di indicare le linee guide che abbiamo conquistato con estremo sacrificio. Io non devo fare uno Stato etico, ma devo difendere l’eticità che sta alla base del patto sociale che ci unisce, nel rispetto dell’uguaglianza per tutti, nei diritti e dei doveri”. Nella sala plaudente spiccavano le assenze degli assessori al sociale Vietina e Maineri, rispettivamente di comune e provincia.

Bella e attenta, invece, la presenza degli studenti degli istituti ‘Fermi’ e ‘De Nobili’. Il consiglio, non a caso svolto nei locali di Maggiano della scuola per infermieri – località che un tempo ospitava il manicomio – è rientrato nella serie di eventi atti a non dimenticare i drammi di Shoah e foibe. Ma, nella fattispecie, prendendo spunto dal progetto di sterminio nazista denominato Aktion T4 e dalla figura del medico Lippi Francesconi – ribelle, fino a finire morto ammazzato dai nazisti a Massa – l’appuntamento odierno ha rappresentato l’occasione per dare risalto alle vittime disabili, o presunte tali in alcuni casi, della follia hitleriana.

Baccelli ha parlato del profilarsi di una nuova comunità, prendendo a esempio l’inno nazionale – oggi riproposto dalla banda di Nozzano – che durante i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia ha sentito cantare vigorosamente soprattutto dagli studenti maghrebini. Particolarmente dettagliata la cronistoria del dramma nazista, raccontata da Gianluca Fulvetti, direttore dell’istituto storico della Resistenza, e dal vicepresidente dell’ente, Armando Sestani. Quest’ultimo si è soffermato sugli intenti di Hitler fornendo una panoramica dell’Aktion T4 e, soprattutto, della sterilizzazione forzata. “Già un mese dopo l’inizio della guerra, ci fu l’ordine di ampliare i poteri dei medici affinché concedessero a certi malati, considerati incurabili, la morte pietosa: vennero sterilizzate fra le 200 e le 350 mila persone ritenute malate a causa ereditaria. Ma la decisione – ha specificati Sestani – venne predatata nei documenti al giorno d’inizio della guerra, a simboleggiare l’obiettivo primario di Hitler: la supremazia della razza ariana”.

Il vicepresidente ha anche avuto modo di raccontare come l’idea di un’etnia migliore delle altre, dunque di una loro classificazione, sia lontana nei secoli, e che pure gli statunitensi consideravano gli immigrati italiani in possesso di una mente poco superiore a quella del bue, di cui erano valutati fratelli: “Dal 1907 al 1979 ci sono state almeno 60 mila sterilizzazioni, soprattutto di donne, così da non mischiare i geni”, ha accusato Sestani.

Tra gli ospiti, presente anche la presidente di Anffas Lucca, Vania Nottoli: l’associazione, grazie all’organizzazione dell’analogo ente dell’Emilia Romagna, dall’1 al 14 febbraio allestirà a palazzo Ducale una mostra atta a focalizzare l’attenzione sui disabili. Ha chiesto di tenere alta la concentrazione, perché non è del tutto passato il rischio che eventi del genere, cioè l’eutanasia forzata o comunque la discriminazione dei portatori di handicap, si ripresentino nel mondo. Molto toccante, infine, il ricordo di Micaela Lippi Francesconi sul nonno Guglielmo: “A casa ho molte cartoline che scriveva alla mamma quando era prigioniero durante prima guerra mondiale. Il nonno cercava sempre di apparire allegro, si vergognava anche di far sapere alla famiglia che stava morendo di fame e freddo. Ne ho lette una decina a mio figlio, perché i più giovani devono capire che la vita non è sempre semplice e niente è dovuto”.

Vai al Link Originale “La Gazzetta di Lucca” 

Lucca, lacrime di coccodrillo e sinistra portasfiga.

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Dalla  penna di Aldo Grandi un bell’articolo pubblicato mercoledi’ 22 cm. sulla Gazzetta di Lucca .

CE N’È ANCHE PER CECCO A CENA

Lacrime di coccodrillo

mercoledì, 22 gennaio 2014, 12:30

di aldo grandi

Il sindaco piange. Gli assessori piangono. La Vietina piange anzi, addirittura, si dispera. Le associazioni antirazziste, antifasciste, anti tutto quello che c’è, si stanno mobilitando perché Lucca sta diventando, hanno letto e dicono, una città invivibile, dove qualcuno, non si sa bene chi, si è recato a Sant’Alessio dove abita Tambellini e lo avrebbe minacciato e offeso per la sua intenzione di realizzare le case dei rom non solo a S. Anna, ma anche in via Brunero Paoli nel cuore del centro storico. Il sindaco sembra, giunge voce dal palazzo dei Bradipi, un cane bastonato che si sente accerchiato da noi, cattivi italiani, cattivi cittadini, cattivi tutto che non vogliamo case per i nomadi, che non vogliamo privilegi per immigrati, che chiediamo solo e soltanto uguale rispetto per chi, alla comunità, paga qualcosa come contributo. Non siamo cattolici come monsignor Italo Castellani che, comunque, ci pare non abbia tutta questa voglia di aprire le canoniche o dare i propri appartamenti ai rom, non ci sentiamo migliori o peggiori per questo né siamo posseduti dal sacro egoismo che qualcuno ci rimprovera. Non sopportiamo di apprendere quello che, oggi, abbiamo appreso, di un sindaco, poverino, assediato. Mai abbiamo amato i servi sciocchi, ma peggio ancora sono i servi intelligenti, quelli che camuffano la propria liberalità e autonomia di pensiero. Quelli, proprio, non li sopportiamo. Alessandro Tambellini si lamenta di cosa? Non ha combinato niente da quando è salito al potere salvo la convenzione quinquennale con il Summer Festival, per il resto tutto fa schifo: dalle strade piene di voragini agli interventi strutturali che non decollano e che non riescono a trovare un cane disposto a investirci per guadagnare qualcosa.Ha sulle palle Renzi e si è sdraiato sulla linea di Dumbo Enrico Rossi il quale, avete letto, annuncia che il futuro della nostra regione sta nell’accoglienza degli immigrati. Chi scrive non può buttar giù ciò che pensa veramente poiché la querela è sempre in agguato, in un paese dove la libertà di stampa e di espressione valgono fino a quando non si tocca il culo dei politici a qualunque parrocchia appartengano. Mauro Favilla lo abbiamo massacrato, gli abbiamo perfino fatto rimuovere la tettoia abusiva, ma che stile, che differenza rispetto a questi parvenu della sinistra utopistica, questi insegnanti scolastici che sanno solo insegnare a contestare il sistema piuttosto che svilupparlo e farlo crescere, per i quali parole come socialismo e comunismo, nonostante le tragedie prodotte, assurgono ancora a vangelo.Siamo vissuti, per settant’anni dalla fine del fascismo e della guerra, in una atmosfera di consociativismo che, in realtà, era prodotta dalla logica, unica, di spartizione del potere e della torta. Abbiamo sopportato, per decenni l’Assoluto impostoci dalla Democrazia Cristiana che questo stato di cose ha prodotto: un clientelismo che tutti i partiti, nessuno escluso, hanno covato e alimentato non appena sono entrati nella stanza dei bottoni. Per lustri ci hanno dato a intendere che la felicità fosse un diritto, che la vita agiata fosse una conseguenza non di lavoro e sacrifici, ma di speculazioni, ruberie, reati e non, invece e come spesso è, del lavoro e della genialità. Adesso che il barile è stato raschiato e che nessuno più può permettersi di fingere – salvo i politicanti delle regioni autonome Sicilia in primis – ecco che nessuno vuole più pagare dazio.Oggi solo chi dà ha diritto di ricevere. Vale la regola della vecchia Inghilterra: nessuna tassa senza rappresentazione politica e la cosa clamorosa è che i politici non rappresentano assolutamente chi contribuisce al mantenimento del carrozzone statale, ma chi, al contrario, rischia di provocarne e ne ha già causato lo sfascio.Così dobbiamo sorbirci tasse di soggiorno inutili e per le quali queste lingue biforcute degli amministratori nostrani avevano promesso di investire nel turismo e nella programmazione. E invece? I problemi sono i nomadi, sono i centri accoglienza quasi fosse una missione e un obbligo dovervi partecipare. Noi non siamo razzisti, ma siamo italiani e come tali pretendiamo che chi viene in casa nostra rispetti quelle che sono le nostre consuetudini e non diciamo leggi perché di certe leggi ne faremmo volentieri a meno. Perché Tambellini, invece di pensare ai rom, non amministra una città che fa acqua da tutte le parti? Ci sono assessori che verrebbe da piangere solo a sentirli parlare, gente che non è abituata a scommettere sulla propria vita figuriamoci se può permettersi di farlo con quella degli altri! Questa giunta ha fallito. Il giudizio è inappellabile. Ormai, ha detto bene Sereni, si è scavato un fossato tra la Lucca che produce, che la mattina si alza e lotta per arrivare a fine giornata, che vuole servizi efficienti, che non vuole pagare multe per stronzate quando ancora nemmeno sappiamo per quale ragione il buon Giulio Sensi non ci ha fatto sapere il motivo della proroga del pagamento delle bollette Geal e se i contatori singoli al campo nomadi hanno prodotto effetto.

L’unica verità è che la sinistra porta sfiga. Da sempre, è cupa, triste, non sa suscitare entusiasmi concreti, non invoglia al rischio, non aiuta a sognare ed è capace solo di ridimensionare l’avversario, di demonizzarlo, di accontentarsi. In una sola parola, è in grado soltanto di essere lo specchio della mediocrità. Allora siamo di destra? No, siamo gente che non ha in simpatia la classe politica in generale e che, se fosse per noi, tutti, indistintamente, sarebbe rispedita a casa a calci nel sedere. Esiste una giustizia terrena che è superiore e più ragionevole della giustizia divina: una giustizia per la quale paga chi ha sbagliato e guadagna chi ha fatto bene. Invece, hanno fatto di tutto per livellare e omogeneizzare i comportamenti e le loro conseguenze. Noi non ci stiamo. Le lacrime del sindaco sono lacrime di coccodrillo che prima ‘fanno’ le cose poi se ne pentono. Se le serviva un altro addetto stampa per magnificare le cose che fa, caro Tambellini ha sbagliato di grosso. Non è un addetto stampa che le serve, ma una robusta iniezione di intelligenza creativa e ottimismo pagano.

Vai al Link originale

Lettera aperta di Giorgia meloni a Francesco Storace

GIORGIA MELONI 3
23 gennaio 2014 alle ore 7.58
Caro Francesco,
il quotidiano, immancabile attacco a Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale apparso ieri sul tuo quotidiano online mi costringe a puntualizzare alcune questioni, con la speranza di contribuire a fare definitiva chiarezza su questa tormentata fase.
Come ben ricorderai, fin dall’inizio dell’attuale legislatura abbiamo lavorato sull’ambizioso obiettivo di costruire un soggetto politico che stesse nel solco della storia di Alleanza Nazionale, di un partito cioè che nasceva per unire tutti coloro che nel centrodestra, secondo un pensiero“nazionale”, erano alternativi alla sinistra. Per realizzarlo in concreto, ci siamo posti come il possibile collante tra tutti i soggetti potenzialmente interessati al percorso. Abbiamo così cominciato a riannodare i fili della nostra comunità, confrontandoci prima coni vari segmenti non organizzati per arrivare, alla fine, alle realtà organizzate. Tra queste ovviamente quella di cui sei leader, “La Destra”, ma anche il FLI di Roberto Menia. Volevamo semplicementedare una mano per rimettere insieme i tasselli di un mosaico, senza pretese e senza esclusioni. Evidentemente, non siamo stati compresi.Altrimenti, non riesco proprio a spiegarmi il perché di tanta, quotidiana, instancabile ostilità da parte tua, ostilità che non abbiamo contraccambiato per senso di responsabilità verso il percorso di ricomposizione che stiamo portando avanti.Penso a quando – in occasione dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino – abbiamo scelto di rinviare una manifestazione che avevamo programmato da settimane per non farla coincidere con quella che tu avevi deciso di sovrapporle.
Penso alla riunione organizzata nel tentativo di lavorare a una mozione con la quale chiedere tutti insieme l’utilizzo del simbolo di Alleanza nazionale a fronte di un percorso costituente che coinvolgesse tutti gli interessati, alla quale hai risposto con giorni e giorni di insulti e improperi.
E nello stesso momento in cui ti rivolgevi a noi con la poco edificante accusa di“appropriazione indebita”, davi vita, arbitrariamente, a un movimento che a parole voleva riportare in auge il nostro antico simbolo, ma nei fatti tendeva a bruciarlo facendolo apparire non come la sintesi di un comune cammino ma come la scelta di una parte oltretutto minoritaria. Anche qui, siamo rimasti in silenzio.Alla luce di questi e molti altri episodi che potrei citare, Francesco, la mia sensazione è che ogni qualvolta si materializzi la possibilità di accorciare le distanze fra di noi, tu faccia del tuo meglio per riallungarle.Invece di lavorare davvero alla costruzione di una destra comune, ti comporti da guardone della destra altrui. Stai lì ad aspettare che facciamo un passo, e qualunque passo facciamo ti metti a demolirlo.Non importa il merito, la tua sembra una reazione automatica.E curiosamente, in tutto questo giudicare gli altri, non c’è mai stato spazio per un cenno,anche solo minimo, agli errori commessi in questi anni anche da te, o a una valutazione serena sul responso delle urne. Davvero uno stranomodo, il tuo, di cercare un’intesa. Certo meno comprensibile del nostro, che avrà i suoi limiti, per carità, ma ha il pregio della chiarezza. Si basa cioè su due semplici regole: nessuna esclusione o preclusione verso chi intenda partecipare al percorso costituente e, al contempo, nessuna rendita di posizione precostituita per alcuno di noi.
Significa anche, lo ribadisco, che non c’è nessuna obiezione da parte nostra a una tua proposta di candidatura a qualsiasi competizione elettorale, o alle primarie con le quali fonderemo il nuovo soggetto.
Se davvero siamo d’accordo sulla necessità di una casa comune ma siamo in dissenso su come quella casa comune debba realizzarsi, sui contenuti, sull’ organizzazione, sul simbolo,misuriamoci in una leale competizione. E lasciamo che a scegliere tutto, in questo inizio di Terza Repubblica, siano gli italiani che vorranno credere in noi, non dirigenti di partiti vecchi e nuovi chiusi dentro una stanza.A questa proposta, che a me non sembra così irragionevole, hai scelto di non rispondere nel merito, preferendo i soliti slogan. E hai ricominciato con le tue continue accuse gratuite e infondate. Ieri hai addirittura adombrato che noi si voglia “andare verso Alfano”, dimenticando completamente lo sforzo coraggioso di Fratelli d’Italia di dar vita in soli quaranta giorni a un nuovo soggetto che attualizzasse il percorso nato a Fiuggi nel 1995 restando, sempre orgogliosamente,all ’opposizione del governo Letta. Lo hai fatto proprio nel giorno in cui avevamo aderito all’ invito di Giuliana de’ Medici di incontrarti per fare un altro tentativo a casa di Donna Assunta Almirante. E hai fatto sapere a Giuliana e a Donna Assunta che non sei disponibile all’ incontro da loro immaginato per provare a superare ogni incomprensione.Non capiamo, te lo ripeto, questo tuo “scartare di lato” ogni volta che ti si prospetta la possibilità di una intesa per tornare davvero tutti insieme. A meno che tu, anche con il finto riferimento ad Alfano, non stia cercando di precostituirti un alibi per correre a ingrossare le fila di Forza Italia. Per carità, un approdo legittimo, ma una scelta che sarebbe incomprensibile per chi come noi vuole ridare forza e visibilità alla nostra storia, e che dimostrerebbe che gli appelli continui all’ unità che hai fatto in questi mesi erano tutt’altro che sinceri.Non tutto è perduto Francesco. Puoi ancora scegliere di lavorare, con noi, per lasciare un testimone della tua e della nostra storia, invece di limitarti a giudicare gli altri attraverso Twitter o accontentarti di una candidatura in un partito che chiaramente non è il tuo.Facci sapere. Il tempo stringe e anche la pazienza non è infinita.
Giorgia
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